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19/05/2008- INDAGINE FIF-CONFESERCENTI SUL FRANCHISING
Si è presentato alla stampa ed agli operatori l’Annuario Tutto Franchising 2008 a cura della Federazione Italiana Franchising-Confesercenti, edito da “Edizioni Commercio”, con la consueta indagine sullo stato delle reti che quest’anno, per la prima volta, contiene la distribuzione dei punti vendita in franchising in modalità geografica sulla mappa d’Italia.
Rispetto allo scorso anno, si è realizzata una consistente espansione sia dei marchi che dei punti vendita: rispettivamente +7.8% e + 7.2%, pari a 64 marchi in più e a un incremento di circa 3.000 unità dei punti vendita, cui è corrisposto un aumento del personale occupato del 5.3% e una buona performance del giro d’affari (+8,7%), che sfiora perciò i 19 miliardi di euro.
I 45.751 punti vendita in franchising rappresentano il 6% del totale degli esercizi del commercio al dettaglio che operano in Italia. Nell’abbigliamento la percentuale sale al 10%, ovvero un negozio di abbigliamento su 10 opera in Italia con la formula del franchising.
Il responsabile franchising è donna nel 22% dei casi. Più frequente la responsabilità al femminile nel caso di attività di servizi alla persona o alle aziende rispetto alle attività commerciali.
Un franchisor su dieci non ha punti vendita diretti, il 30% ha un solo punto vendita diretto, un altro 30% ne ha tra 2 e 20 e il restante 30% ha più di venti punti vendita diretti. Ne risulta che, in media, il 25% dei punti vendita sono gestiti direttamente dal franchisor e i restanti tre quarti affidati a franchisee.
Il grado di internazionalizzazione tende ad aumentare: 4 franchisor su 10 hanno un responsabile sviluppo estero; il 19% è presente all’estero con punti vendita diretti (come lo scorso anno); il 27% ha contratti con un master franchisee (era il 25%) e il 20% ha altri tipi di contratti. Molti (uno su quattro) utilizzano più di una modalità di presenza. I paesi dell’Europa occidentale – come ci si poteva aspettare - sono quelli in cui maggiore è la presenza dei franchisor (43%). Una quota consistente (21%) è presente nei paesi dell’Europa Orientale. Discreta anche la presenza negli USA e nei paesi dell’Estremo Oriente.
Rispetto allo scorso anno è in aumento la quota di franchisor che intende espandersi all’estero con la formula del master: tale modalità di espansione all’estero è indicata dal 40% dei franchisor che hanno partecipato all’indagine. Segue, a distanza (16%), l’apertura di punti vendita diretti. Le aree dove si prevede una maggiore espansione sono i Paesi dell’Europa dell’Est (Ucraina, Romania Russia) e l’Oriente (Asia, Cina, Giappone).
Raffrontando i dati delle imprese presenti sia nel campione dello scorso anno che in quello di quest’anno si nota che più della metà (57%) ha aumentato i punti vendita, un quarto li ha mantenuti costanti e la restante parte (18%) li ha diminuiti. Nel gruppo delle aziende che hanno allargato la rete, l’aumento medio dei punti vendita è stato del 10%, in particolare nel settore immobiliare e nella cartoleria. Processi di razionalizzazione e ristrutturazione hanno interessato invece il settore informatico. Positiva la dinamica dei punti vendita nei servizi alla persona (viaggi, parrucchieri).
L’analisi dei dati relativi alla data di nascita delle aziende che oggi operano in franchising mostra che circa un terzo di queste già operava sul mercato molti anni prima di abbracciare l’attività di franchisor (il 33% delle aziende era cioè già attiva da prima del 2000). L’attività di franchising sta interessando molti storici marchi dell’arredo e dell’abbigliamento.
Quanto alla data di avvio dell’attività in franchising, il 58% delle aziende l’ha avviata dopo il 2000 e tra queste una su tre negli ultimi tre anni; indice questo di una tutt’altro che raggiunta maturità di questa formula distributiva, la cui diffusione sta interessando anche molti settori dei servizi nel passato meno interessati dalla formula, ad esempio i servizi finanziari.
In relazione ai dati riguardanti i costi e i requisiti richiesti per l’avvio di un attività in franchising, sale l’investimento iniziale richiesto: da una media più vicina ai 70 mila euro a circa 80 mila euro. Cresce anche il numero di franchisor che prevede la fornitura iniziale (64%). In aumento anche la quota di franchisor che richiede un diritto di entrata, nella maggioranza dei casi (57%) la fee è contenuta entro i 10 mila euro.
Risulta invece in calo quest’anno la percentuale di franchisor che richiede il pagamento di una royalty, ne chiede infatti la corresponsione meno della metà dei franchisor.
Prevale (due terzi dei casi) la richiesta di una royalty commisurata al fatturato, invece che in cifra fissa. La percentuale oscilla dall’1 al 5%, con punte del 20% e una media di circa il 3% (in lieve calo).
Per quanto riguarda la partecipazione alle spese pubblicitarie, il canone è ancora richiesto dal 25% dei franchisor.
Pochi i franchisor che non prevedono l’attribuzione di un esclusiva di zona il 15%.
Sempre meno richiesto, per l’avvio di un’attività in franchising, il possesso di un’esperienza pregressa nel campo, d’altra parte, la quasi totalità dei franchisor offre una formazione iniziale.
Sette franchisor su dieci indicano in 5-6 anni la durata del contratto di franchising; una discreta quota (il 20%) indica una durata inferiore (3 anni) e il restante 10% una durata superiore ai 10 anni.
Quanto agli aspetti di localizzazione del punto vendita, va notato che per le attività in franchising la localizzazione in un centro commerciale equivale ormai alla localizzazione nel centro della città. Difatti, ben quattro franchisor su dieci indicano come ottimale l’apertura di un punto vendita sia nel centro della città che in un centro commerciale.
La superficie media per l’apertura di un punto vendita in franchising risulta pari a circa 100 metri quadri; la metratura più ricorrente è di 70 metri, quella minima di 25 e la massima di mille mq.
Le aree a più alta densità di punti vendita in franchising sono - oltre che quasi tutti i Capoluoghi di Regione - la gran parte delle province lombarde e venete e l’area costiera del tirreno centro-meridionale. La Sardegna è la regione con la più bassa diffusione di PVF, assieme alla Val D’Aosta. Da notare che tra le Regioni del Centro-Nord quella con minor densità di PVF appare la Toscana.
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